May Long Weekend

DAY 1
Sembra l’Italia. La rivedo nei miei posti preferiti, nelle mie gite in solitaria o in compagnia. C’e però aria di pericolo. Non solo perché non la conosco, questa sconosciuta, ma perché qui gli animali sono selvaggi. Non c’è da scherzare. Non puoi andare da sola nel bosco. Proprio no. La pipì te la tieni fino alla cittadina successiva.


Qui i cartelli “attraversamento orsi” non servono per spaventare i turisti, te ne accorgi quando un black bear ti spunta dal nulla. Sarà la stanchezza, ma dopo questo episodio per il resto del viaggio ogni cosa nera o scura sul bordo della strada o in mezzo al fogliame mi ha fatto battere il cuore a bomba. Volevo vedere un orso. Accontentata. 


Durante le mille ore di guida, mi sono emozionata usando una macchina che si accende con un pulsante (poi ho avuto difficoltà a spegnerla, ma vabbè!) e con due porte USB. Una usata per attaccare il mio mp3, perché per 3/4 del viaggio sono stata letteralmente fuori dal mondo, figuriamoci se la radio prendeva. 

Sono giunta in un paese sperduto, al confine con l’Alaska. Sono letteralmente quattro case, una main street e una bellissima passeggiata in legno sull’estuario. Ecco. Questa è Stewart. 

È bellissima, la natura intendo. Ma ora la domanda: come fanno a vivere qui?! A non aver voglia di fuggire? Di cosa vivono? Tralasciando i costi esorbitanti del grocery store… Sembra un paese abbandonato a se stesso. 

Tuttavia sono grata che ci siano ancora posti non troppo colonizzati dall’uomo. È un sollievo.

Dopo una giornata spesa in macchina, avendo percorso 343 km, mi godo il panorama che solo la BC è in grado di donare con tutta se stessa, con i suoi orsi, i suoi ghiacciai, le sue montagne.


Fumerò un’altra sigaretta, andrò a farmi una doccia con l’aspettativa di 10 ore di sonno nel b&b pagato 88$ invece che 50$. Qui la vita sarà anche più naturale, easy going, ma la paghi. Non è una lamentela, considerando che dopo un mese finalmente dormirò in un letto e non su un divano.

Quando sono le 20:40 e c’è ancora luce…

Quando sono le 21:07 e Martin (il signore tedesco che con la moglie si è trasferito in Canada per avere meno rotture di coglioni europee, anche se lui non ha usato proprio proprio questi termini…) bussa alla tua porta dicendo che c’è stato un errore per la stanza e mi restituisce i soldi. Ecco. Questo sembra il paese dove vengono a vivere persone di buon senso. Non è molto ma gli ho lasciato un biglietto di apprezzamento, 10$ di mancia e un’ottima recensione su Booking.

DAY 2

Noti la differenza quando passi il confine e sei in America (perché bisogna ricordarsi che l’Alaska è colorata con stelle e strisce) dalla strada non asfaltata. Noti anche il fatto che chiunque può uscire dal confine canadese, ma quando torni indietro vogliono il passaporto, il numero di scarpe, il segno zodiacale, il cognome da nubile di tua zia. Vabbè… oggi hai visto altri 3 orsi neri, quindi… tutto il resto è noia!


Ho percorso altri 451 km.

Non mi sentivo più il sedere dalle mille ore passate seduta sulla Gina. Che così suona male, molto male, ma non è come pensate; la Gina è la Madza bianca che mi hanno dato a noleggio. Che ora bianca più non è. Ah! Il leitmotif si questo viaggio  è stato: “Giro l’angolo e poi torno indietro…”, conseguenza: faccio fare alla mia compagna di gita tanto di quel rally che le basterà per una vita. Meno male che ha piovuto, così mi sono risparmiata i soldi del lavaggio auto.

Comunque: parliamo di Prince Rupert. Per arrivarci percorri le solite mille miglia nel verde dei boschi, nel blu del fiume e nel bianco della neve. Uno spettacolo.

Peccato che la città in se ti faccia pensare ad una città fantasma. Meglio viscere al confine con l’Alaska!
DAY 4

Stavo giusto pensando a quanto i canadesi siano cordiali e gentili. Poi ti fermi all’ennesima indicazione per un parco/cascata/bosco/sentiero che ti può portare a vedere un po’ la natura locale. Per la prima volta da quando sei qui ti perdi un attimo a fare due selfie, più che altro perché ti rendi conto che sembra che tu non ci sia stata in questi posti meravigliosi.


Comunque, mentre cerchi il bagno, t’imbatti nel vero sentiero che porta a vedere le cascate dall’alto. Bene. Sono le 15:30, ti mancano ancora 2 ore per arrivare a casa, ma ci vai lo stesso. A metà strada incontri nonno, babbo e figlio. Ti sorrido. Tu sorridi di rimando. Arrivi in cima, fai due foto, ti scappa ancora la pipì, ma pensando a quello che hai scritto prima, preferisci tenertela e aspettare di ridiscendere. Incontri una ragazza che ti chiede un po’ titubante:

 “Hai visto un orso per caso?!”

“No! Perché c’è un orso?!” 

“Dei signori (quelli che prima mi hanno sorriso) mi hanno detto di aver visto un orso quassù”. 
Cosa ti porti a casa dopo questi 4 giorni? La soddisfazione di essere riuscita a fare qualcosa per te, qualcosa che volevi fare, qualcosa che porterai sempre con te.
Didone

P.S. Km totali percorsi: 1361,6.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. La dama distratta ha detto:

    Bellissimo! Articolo e foto! E pensare che io ho paura dei cinghiali :’D

    Mi piace

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